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Waterfront Pantesco

CITTÀ: Pantelleria, Italia
COMMITTENTE: Comune di Pantelleria
DESTINAZIONE D’USO: Pubblica Promenade
TIPO DI CONCORSO: Concorso europeo di progettazione “Qualità Italia”
CLASSIFICAZIONE DEL PROGETTO: Progetto premiato nell’ambito del Seminario di Architettura e Cultura Urbana “L’ARCHITETTURA DEI LUOGHI – Contesto e Modernità” tenuto a Camerino nel 2010
ANNO: 2010

PROGETTISTI
Cesare Corfone, Augusto Umberto Marasco, Chiara Rizzi, Luciana De Girolamo, Marianna Di Lauro, Alberto Villar Watty, Gerardo Villar Watty, Saul Cruz Dávila, Roberto Di Sipio, Claudio Angelucci

Il Concorso di Progettazione per la riorganizzazione e riqualificazione degli spazi pubblici del lungomare di Pantelleria rappresenta un’occasione per definire una strategia complessiva del rapporto tra la città e il mare a partire dalla valorizzazione degli elementi presenti. Tale strategia si costruisce attraverso il riconoscimento delle potenzialità inespresse dei luoghi e la trasformazione del lungomare in interfaccia osmotica attraverso la quale terra e mare entrano in relazione. Affrontare il tema della rigenerazione del waterfront urbano di Pantelleria vuol dire innanzitutto ripensare al suo ruolo di “dispositivo territoriale” in cui si generano relazioni e flussi e grazie al quale si innescano processi virtuosi di riqualificazione dello spazio pubblico e di valorizzazione delle economie territoriali. L’obiettivo generale del progetto è quello di trasformare un’area disorganica e frammentata, ma comunque ricca di energie che la attraversano, in un “commutatore territoriale” in grado di trasferire queste energie al contesto urbano e di tradurle in risorse per il paesaggio. Si tratta di energie derivate dalla forte vocazione turistica dell’isola, ma anche dalle tracce di una memoria storica intimamente legata al territorio. Ad una storia antica in cui Pantelleria aveva un ruolo strategico nel Mediterraneo si contrappone una storia recente (soprattutto dal dopoguerra in poi) contrassegnata dall’assenza di una visione per il futuro dell’isola. Ne consegue una realtà complessa in cui alle bellezze naturali e paesaggistiche fa da contraltare uno spazio urbano essenzialmente privo di qualità. In particolare l’area del waterfront appare come il risultato della giustapposizione di elementi ed interventi disarticolati e poco sensibili al contesto. Costituisce un’importante eccezione il monolitico Castello di pietra lavica, mentre forniscono importanti chiavi di lettura dello spazio pubblico le due piazze principali (piazza Almanza e piazza Cavour) più per le loro potenzialità che per la loro effettiva qualità. Una qualità che il progetto cerca di ottenere attraverso la reinterpretazione delle forme e dell’uso sapiente dei materiali, propri di quell’architettura vernacolare, quasi archetipica, che tanto racconta di un rapporto intimo tra l’uomo e il territorio e che ha prodotto una cultura unica nel Mediterraneo. L’architettura del passato, riletta attraverso i paradigmi che la contemporaneità ci impone (innanzitutto quello della sostenibilità), diventa strumento e indicatore di qualità urbana e paesaggistica.
Il waterfront inteso come “dispositivo territoriale a fasi alterne” è il criterio di base che ha guidato tutte le scelte progettuali. Pensare al lungomare come una sorta di “macchina urbana” complessa in cui, secondo uno schema circolare, i circuiti vengono attivati da usi e funzioni diverse e, a loro volta, attivano alcune parti spegnendone altre. Questo permette di concepire il waterfront non come una linea di demarcazione tra terra e mare, ma come un tessuto connettivo a densità variabile. I nuovi edifici progettati, insieme al Castello ed alla Chiesa Matrice, entrano a far parte di un sistema complesso la cui dimensione spazio-temporale varia con le funzioni e gli usi. Così ogni elemento, nonostante la plasticità delle forme e dei materiali (entrambi mutuati dall’architettura tipica pantesca), non è solamente un contenitore di funzioni, ma anche e soprattutto una parte di “un tutto” il cui valore complessivo è sicuramente maggiore di quello della somma delle sue parti.

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Il principio di interazione è, infatti, l’altro criterio generale seguito per la progettazione. In questo senso il waterfront è stato trattato come un sistema in grado di accogliere in sé la diversità e la varietà, in un’isola in cui la contaminazione è da sempre un leitmotiv: nel corso dei secoli, fino all’Unità d’Italia, la cultura pantesca è stata influenzata dalle civiltà più diverse, da quella fenicia e romana, fino a quella borbonica, senza dimenticare quella araba. Uno dei caratteri identitari di Pantelleria può essere ritrovato proprio in questo suo essere crocevia di popoli e culture. Nel progetto questo si traduce in un sistema in cui le relazioni tra gli “oggetti architettonici”, sono dinamiche, mai fisse, determinate da funzioni che mutano nel tempo o che trasformano lo spazio a seconda delle esigenze a cui devono far fronte (lo spazio pubblico è pensato in maniera da potersi adattare ai più diversi usi, dal semplice “struscio”, agli spettacoli all’aperto).

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I flussi che attraversano il lungomare lo modellano secondo un disegno che non si compone di fasce distinte, ma di spazi a sezione variabile che aprono prospettive e svelano punti di vista inediti. I capisaldi di questo sistema sono rappresentati: a nord dal Molo Adragna, ripensato nelle funzioni e nella modalità di fruizione, in cui assume un ruolo urbano rilevante l’edificio del mercato ittico; a sud dal nodo funzionale a ridosso del molo Wojtyla; e, in corrispondenza del Castello, dal sistema delle piazze Almanza e Cavour.

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La lettura critica dello stato iniziale dei luoghi è avvenuta utilizzando il principio di potenzialità. In questo senso i “capisaldi” del progetto altro non sono che quelle aree grazie alle quali è possibile svelare l’alto potenziale esistente. Esse rappresentano gli episodi fondamentali, ma non i soli, di una sequenza in cui il lungomare rappresenta lo sviluppo narrativo non lineare. Esso, infatti, è costituito da percorsi (ciclo-pedonale e carrabile), ma anche da spazi pubblici (piazze, aree verdi, promenade) che inviluppano gli edifici, esistenti e di progetto, ricucendo le discontinuità fisiche, ambientali, funzionali e percettive esistenti.

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Il nuovo edificio del mercato, attraverso la sua architettura fortemente evocativa (si tratta di una reinterpretazione del giardino pantesco) utilizza una potenzialità esistente diventando un fulcro urbano importante. Anche il ridisegno delle piazze Almanza e Cavour, nonostante oggi appaiano come due entità distinte e prive di razionalità, si fonda sulla considerazione che esse rappresentano un elemento significativo da un punto di vista urbanistico e sociale. La loro rinnovata qualità spaziale altro non è che la messa in valore di un potenziale esistente. Infine, si è riconosciuta un’importanza strategica anche a quell’area attualmente occupata dal distributore di carburante. La scelta è stata quella di non delocalizzare questa funzione, ma di integrarla ad altre, sia di tipo urbano che più strettamente legate alla fruizione del mare. In tutto il waterfront, infine, sono state addensate funzioni affinché fosse colmato il gap esistente tra la sua potenziale capacità di soddisfare i bisogni reali (derivanti da ragioni economiche, sociali, culturali) e il ruolo che esso oggi riveste.

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